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CESARINA CANTERINA

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Il Sindaco rimase un attimo turbato da tanta franchezza, ma poi comprese le ragioni della ragazza, si ricordò della sua missione e disse: "Sarò felice di assistere al suo spettacolo di canto e di applaudire tanto talento. Domani sera partirò anch’io, ma per proseguire nel mio viaggio e portare finalmente a termine la mia difficile missione."

I tre viaggiatori trovarono ricovero presso una piccola locanda al centro del paese. Né Cesarina, né il Sindaco, né tantomeno Gimmy, possedevano denaro per pagare il locandiere. La ragazza riuscì comunque ad ottenere ospitalità per la notte offrendosi in cambio di cucinare e servire ai tavoli dell’osteria. La mattina successiva la fanciulla con l’aiuto di Gimmy, che conosceva ormai il suo mestiere, ed anche del Sindaco, montò, al centro della piazza del paese, il palchetto per lo spettacolo. Era una semplice pedana circolare arricchita da un arco di fiori primaverili e profumatissimi che attiravano api da ogni luogo. Il resto della giornata venne trascorso in giro per il paese, a visitare le Chiese, i monumenti e, su espressa richiesta del Sindaco, il Municipio.

Il tramonto era ormai vicino e l’ora dello spettacolo era ormai giunta.

Cesarina fuggì velocissima nel carrozzone per indossare gli abiti di scena. Quando uscì, il vestito consunto e dimesso aveva lasciato il posto ad un abito principesco pieno di velluti rossi e pizzi preziosi; il nido tra i capelli era stato sostituito con un veliero in miniatura da cui l’uccellino si sporgeva con tanto di berretto da capitano. "E’ bellissima" - pensarono con una lacrima di commozione il Sindaco e Gimmy -.

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